Attualità

Nel detrimento culturale di questa società si consuma il destino infelice dei nostri bambini

12 Luglio 2019
di Marina Simeone

L’Occidente è malato e sta morendo la sua cultura millenaria, sta franando la sua architettura sociale, politica, storica, artistica, sotto i colpi dell’andamento demografico, dell’abbandono del controllo del proprio mare, della cessione identitaria. Una agonia lenta ma inesorabile che coinvolge senza riguardo un popolo stanco e indifferente, incapace di reagire persino quando ad essere toccate sono le frange più deboli ed indifese, i bambini. Nati in un mondo in disfacimento, isolati nella frenesia lavorativa familiare, non educati, non indirizzati, ma viziati dai regali, dal benessere alimentare, dalla semplificazione dello studio, offesi dall’abbattimento del merito, dalla ricerca delle proprie potenzialità, questi figli dell’era moderna sono le vittime inconsapevoli di uno Stato che non ha alcun riguardo. Figli infelici di una pedagogia che li considera fragili e uguali, che li indottrina e non li educa, si muovono a tentoni in questo sistema criminale liberale, tanto attento ai diritti individuali, quanto sordo e spietato nel riconoscere il valore comunitario

Il caso di Reggio Emilia e potremmo dire di molte onlus e case famiglia gestite per lucro e non per senso di solidarietà e dovere dovrebbe indignarci, ma non ci sorprende, non ci lascia più attoniti e arrabbiati, siamo abituati al copione, siamo avvezzi al fine lucrativo nella cui rete si perdono sentimenti, onore, fedeltà e una miriade di valori che hanno perso spessore e senso.

La famiglia non custodisce e non protegge, il più delle volte sostenta, scambiando per necessario il superfluo e il ruolo del genitore finisce per essere inibito da sovrastrutture legittimate ad esaurire il concetto di autorità familiare nella garanzia giuridica. La psicologia inaugura nuove forme di malessere legato alla crescita del bambino come l’eremitismo, per ovviare il quale si studiano cure psicologiche, si adottano farmaci più o meno blandi, si fa aumentare la richiesta di scuole private e pubbliche con servizio on-line, senza obbligo di frequenza in classe, ma non si affronta il dramma, non si agisce per trovare la soluzione. Nell’epoca della condanna alla violenza e del pacifismo a tutti i costi si torturano le menti limpide e ricettrici di chi sarebbe anagraficamente deputato a rappresentare il domani. Non c’è differenza tra la brutalità usata per allontanare un figlio da un padre e una madre ingiustamente e quella che quotidianamente il sistema propina ai nostri figli al fine di favorire la rimozione della immaginazione, del coraggio e del sogno. Killer indisturbati agiscono per sottrarre il futuro a chi non ha avuto neanche il tempo e l’occasione di pensarlo e di desiderarlo, e che si ritrova a vent’anni apolide, che nel nomadismo intravede la propria ragion d’essere, che si accontenta di andare a studiare all’Estero, sentendosi privilegiato a conoscere le lingue e poi fare il lavapiatti in Inghilterra o se fortunato il manager nelle multinazionali del nuovo secolo, astute nell’ imbellettare gli uffici così da farli sembrare tanto diversi dai campi di cotone e dalle industrie del nord America, nelle quali rinchiudevano gli schiavi di un tempo. I figli di questo cittadino del mondo, se ne avrà, non sentiranno legame e radice, non potranno forgiarsi grazie ai racconti dei propri nonni, frequenteranno svogliatamente scuole in cui la scientificità è la chiave di lettura del mondo e la bellezza, la classicità, la storia, la musica, l’arte ne divengono scomodi contrattempi. Non è isolato il caso di Reggio Emilia, vittime non sono solo quei bambini sono tutti i bambini d’Italia e d’Europa, costretti a vedere in televisione pubblicità subliminali come quella della Coca Cola e della Sprite che ci parlano di un mondo senza differenze finanche nel gusto alimentare, sono i nostri figli che tornano a casa con libricini economici i cui disegni mostrano tratti indifferenziati dalla scrittura spoetizzata e barbarizzata o i spettatori indifesi di cartoni animati che alla morale di Esopo e Fedro hanno sostituito la logica dei diritti umani. Sono i bambini che vivono con baby sitter sconosciute in attesa di uno sguardo di un genitore, di un confronto, di un ascolto che non arriva, perché il ritmo lavorativo moderno ci fagocita alla rincorsa di carriera e soldi. Sono i giovani che cedono al richiamo delle mode tecnologiche del momento, che cercano disperatamente la propria identità nella virtualità dei social, nel sostegno dei like. I giovani che plaudono commossi alle parole di Steve Jobs o alle stranezze di Zuckerberg, che hanno il merito di essere divenuti ricchi e di averlo fatto senza tener conto della lealtà e dell’onore. Non ci sorprenda la spietatezza degli assistenti sociali finanziati da cooperative rosse, la loro presunzione legittimata dal sistema, di pensare di saper fare in ogni caso il “meglio” per un figlio rispetto a chi lo ha generato. La si combatta piuttosto ogni giorno e con ogni mezzo, primo fra tutti quello culturale, perché è agendo concretamente su quel piano che potremmo sperare di ispirare la sorte dei nostri figli, che da emarginati possano divenire cittadini consapevoli e liberi.

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