giustizia

La corte di Giustizia Europea ratifica l’ingiustizia europea e annulla la multa di 13 miliardi di euro più interessi ad Apple

21 Luglio 2020

di Massimiliano Bonavoglia

Nel 2016 la Commissione europea ha contestato all’Irlanda un trattamento particolarmente favorevole riservato ad Apple, il gigante del web che vi ha stabilito la propria sede europea, che gli ha permesso di pagare una aliquota inferiore al 1% dei ricavati in tutta Europa, “per scendere allo 0,005% nel 2014” (https://www.ilsole24ore.com/art/apple-tribunale-ue-annulla-decisione-commissione-antitrust-non-provato-vantaggio-fiscale-AD2kCTe). Parliamo in un colosso che capitalizzava nel 2019 la bellezza di 96,5 miliardi di dollari come patrimonio netto (https://www.investopedia.com/articles/investing/081716/understanding-apples-capital-structure-aapl.asp). In risposta a questa situazione, veniva comminata una sanzione di 13 miliardi di euro più interessi, che avrebbe dovuto bilanciare la quota fiscale irrisoria chiesta a questo grande player mondiale, che cresce globalmente, fagocitando piccole e medie imprese nazionali. Per realtà come queste (Amazon, Apple, Google…) gli stati nazionali, con le loro costituzioni a tutela dei diritti dei rispettivi popoli, ma anche delle imprese familiari, delle piccole e medie aziende locali e relative economie territoriali, sono vere e proprie barriere da smantellare progressivamente, via via che si procede nella espansione non solo commerciale, ma culturale. Se si chiede ad un qualunque studente delle scuole medie superiori, ma anche di prestigiose università, in quale anno fu scoperta l’America, probabilmente oggi solo uno su tre, o su quattro, risponderà correttamente, ma sicuramente nessuno di loro ignora la marca che produce l’iPhone. Tutti conoscono Apple. Utilizzatori assuefatti a vivere trascorrendo ore su quello schermo, a cui ricorrono per molte più attività quotidiane, che quella di telefonare a qualcuno. Ed Apple non è solo Smart-Phone o computer o palmare, è molto altro. Questo è il colonialismo culturale.

Ma torniamo al tema. La Corte di Giustizia europea, grande istituzione che dovrebbe ultimativamente stabilire la conformità rispetto ai principi sommi di diritto europeo, ha sentenziato che la Commissione Europea nel 2016 ha sbagliato a rilevare una irregolarità, in quanto la tassazione irlandese al 1% dal 2003 che è scesa allo 0.005% nel 2014 per Apple, non è illegale rispetto al trattamento fiscale nazionale. Calma… lo so, i partita iva che leggono queste parole, stanno immaginando di fare una capatina in Irlanda. Fermi tutti. Non è così facile. Quanto fatturi, piccolo sfigato? A quanto ammonta il tuo patrimonio netto? 96,5 miliardi di dollari? Ti verranno a cercare per costruirti un ponte d’oro con Dublino, ma anche Lussemburgo, Cipro, Malta, l’amabilissima Olanda che tanto ci copre di attenzioni e ci consola nei momenti bui. Oppure: grazie al Covid il tuo fatturato complessivo è di 9.650 euro anziché svariati miliardi? Fatti pure il segno della croce e preparati a cedere la tua attività, se è proponibile sul mercato, ad un 30% del valore, così forse qualche investitore estero, magari olandese, te la rileva. Grazie alla deregolamentazione del lavoro e lo smantellamento dei diritti dei lavoratori, un posto in Amazon o Apple poi lo trovi, vedrai! E il cerchio è chiuso. Il disegno di spoliazione delle ricchezze nazionali già compiuto contro la Grecia, ora si attua in Italia. Questo disegno si chiama Unione Europea, e le grandi crisi sono il pretesto per realizzarlo.

Complottismo allo stato puro? Allora Mario Monti è il capo dei complottisti, visto che ce lo disse claris verbis anni or sono durante il suo infausto mandato (anche lui senza aver mai preso un solo voto prima della sua nomina a presidente del consiglio):

Nei momenti di crisi più acuta, progressi più sensibili. Rientro dell’emergenza della crisi, affievolimento della volontà di cooperare. E qui naturalmente io ho una distorsione che riguarda l’Europa, ma è una distorsione positiva (…) non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi e di grandi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione, cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. È chiaro che il potere politico ma anche il senso di appartenenza dei cittadini ad una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni, solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle, perché c’è una crisi in atto, visibile. (…) quando una crisi sparisce, rimane un sedimento, perché si sono messe in opera istituzioni, leggi eccetera, per cui non è pienamente reversibile” (https://www.youtube.com/watch?v=tXc-CbSB9yg).

La crisi insomma, più è grande, più è opportuna per il trasferimento verso entità straniere degli asset strategici nazionali. E l’Europa ne ha bisogno per crescere, parassitando uno alla volta i singoli Stati membri.   

Alla luce di queste dichiarazioni, coperte da assordante silenzio mediatico e reperibili solo grazie a pochissimi veri giornalisti che hanno a cuore il proprio lavoro (o qualche eroico blogger come Claudio Messora) che si vede spegnere il canale e censurare i video di controinformazione da giganti come youtube, tutto diventa più chiaro. Si capisce perché le belle parole balbettate dai componenti dell’attuale governo italiano, sulla evasione fiscale da estirpare come l’erba cattiva nell’autunno 2019, i buoni propositi per prevedere anche “la galera” per gli evasori come-fanno-nei-Paesi-civili, non contemplino i giganti internazionali. Quelli hanno mano libera per fare business, distruggendo una a una tutte le realtà locali, la varietà italica per così dire, che caratterizza dal dopoguerra ad oggi la piccola imprenditoria italiana, attualmente in corso di ri-proletarizzazione. Se si rileggono le parole di Monti di otto anni fa, diventa conseguente che il trattamento fiscale per Apple – che persino per la Commissione europea “sfida la realtà e il buon senso” (https://www.cnbc.com/2020/07/15/apple-wins-backing-of-eu-court-over-13-billion-euros-in-unpaid-taxes.html) – sia perfettamente legale per l’Europa.

Il problema è politico, prima che giuridico. La Corte di Giustizia europea, a dispetto del nome, non decide cosa sia giusto in sé, ma solo se il Governo irlandese, in questo caso, si sia comportato in modo legale o meno. La mancata armonizzazione fiscale dell’eurozona, come dell’Unione Europea, è imputabile alla mancata stesura di una Costituzione Europea, solo parzialmente rimpiazzata dal Trattato di Lisbona, che non vieta il dumping fiscale tra alleati. Lo Statuto della BCE prevede la tutela e stabilità dell’EURO e non, come vediamo drammaticamente oggi, la tutela dei diritti dei popoli europei e la salvaguardia della spesa sociale, derivante anche dalla tassazione fiscale. Dal punto di vista normativo, l’Unione Europea è il far west della fiscalità, o la legge del più forte, rispetto alla quale i sempre più depotenziati governi nazionali procedono in ordine sparso, chi sottraendo gettito ai propri alleati come l’Olanda, che si calcola ne faccia perdere circa 90 miliardi l’anno complessivamente; chi prendendosela con i propri artigiani, professionisti, imprenditori, sino a multare le massaie baresi che vendono orecchiette fatte in casa a cinque euro

 (https://bari.repubblica.it/cronaca/2019/11/22/news/orecchiette_le_signore_di_bari_vecchia_contro_le_multe_siamo_un_simbolo_della_citta_-241662267/).

 Prioritario per i nostri governanti è cancellare il contante (quando non solo nella confinante Svizzera, ma anche nella “civile” Germania o Austria non è limitato) per stanare gli evasori, quelli che hanno dovuto chiudere bottega e azzerare gli incassi per mesi aspettando i miseri 600 euro, senza alcuna attenzione per chi avesse famigliari a carico, bollette e canoni di affitto commerciale con relative spese. Quegli stessi lavoratori accusati di evadere il fisco più pesante d’Europa, e poi multati di 400 euro, se colti a manifestare dissenso (diritto costituzionalmente garantito) pur distanziati, con mascherina al volto, a braccia conserte in piazza san Babila a Milano, senza nemmeno distinguere tra ristoratori e camerieri, cui non arrivava la cassa integrazione perché il datore di lavoro non poteva anticiparla (https://www.puntarellarossa.it/2020/05/06/ristoratori-in-protesta-a-milano-se-apriamo-falliamo-multa-di-400-euro-per-il-flash-mob/). Colpa dell’Europa intesa come istituzioni europee, colpa del sovranismo degli Stati membri ognuno curantesi del proprio orticello, o della incapacità di chi ha degli scappati di casa al governo come l’Italia? La prima e l’ultima sicuramente, per la seconda parrebbe il contrario. Gli Stati oggi chiamati frugali, che stanno facendo ostruzionismo sul Recovery Fund per penalizzare l’Italia, con a capo l’immancabile Mark Rutte, tutto sono fuor che guidati da governi sovranisti, mentre il terribile dittatore sovranista Orban accusa Rutte di sfasciare UE e si schiera a favore dell’Italia (https://it.notizie.yahoo.com/ue-sms-di-orban-salvini-io-sto-con-154315667.html), l’esatto contrario di ciò che la pletora di giornalisti e intellettuali radical chic filoeuropeisti seguitano a propagandare.  

 Come dice Calenda [non un pericoloso sovranista antieuropeista], nessuno degli attuali governanti ha mai gestito un bar in vita sua (https://www.politicanews.it/altre-notizie/calenda-non-le-manda-a-dire-politici-attuali-non-hanno-mai-gestito-nemmeno-un-bar-2838) e si è trovato a condurre la peggiore crisi sanitaria ed economica dal dopoguerra ad oggi. Da questi individui siamo difesi nella terra difficultatis europea, grandi statisti che hanno posizionato prima e difeso poi, un certo dottor Tridico a capo dell’INPS, incapace di erogare 600 euro ad un numero di partite iva conosciuto con esattezza mesi prima, pronto però ad asserire che si riempivano le tasche agli italiani di soldi, quando non arriva(va) la cassa integrazione a dipendenti, sfrontato al punto di incolpare di pigrizia gli imprenditori che non riescono a riaprire – clamoroso ossimoro, perché un imprenditore pigro è un imprenditore fallito, con o senza covid.  Gente così aiuta il processo di delegittimazione nazionale per passare la cabina di comando a qualcuno più preparato all’estero. L’ultimo esempio è quello della intelligentissima viceminestra, emh… ministra dell’economia Laura Castelli (grillina) che in risposta al deserto in cui si trovano i ristoratori nazionali ha detto: “(…) se una persona decide di non andare più a sedersi al ristorante, bisogna aiutare l’imprenditore a fare un’altra attività”

 (https://www.iltempo.it/politica/2020/07/18/video/ecco-le-parole-choc-della-viceministra-grillina-laura-castelli-ristoratori-senza-clienti-cambiate-lavoro-video-bechis-giorgi-23887784/)

Ora asserisce di essere stata fraintesa e si lamenta delle minacce che piovono dalla rete, ma pensare, prima di parlare, è un’arte sempre più misteriosa per i nostri governanti. Il nuovo che avanza, il ricambio generazionale ha messo al potere gente improvvisata, senza alcuna formazione politica, senza alcuna scuola alle spalle, priva persino di una minima cultura generale, ma non è nemmeno questo il peggio. Sono disposti a tutto pur di rimanere avvinghiati a quelle poltrone, perché provengono dal nulla assoluto, e sanno che lì faranno ritorno in caso di nuove elezioni, quindi potrebbero allearsi anche con Belzebù, dopo che hanno giudicato affidabile quello che chiamavano il partito di Bibbiano, pochi giorni prima di aggrapparvisi. Sarebbero capaci di tutto adesso, oramai consapevoli di aver tradito il proprio elettorato sui primi 100 punti dei 90 che si erano pubblicamente e solennemente prefissati di perseguire ad ogni costo. Lo sdegno che l’italiano medio non può non provare dinnanzi a tale decadenza, potrebbe produrre due esiti: la sottomissione definitiva alle disumane logiche europee o la rivolta. Da una parte la Grecia, dall’altra la Gran Bretagna. Nel primo caso vanno benissimo i traghettatori che compongono il governo di Giuseppi, nel secondo bisogna sostituirli con qualcuno di più fedele al suo Stato e al suo popolo. Che la costituzione ritiene sovrano.

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