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Benevento non dimentica l’Armenia: intervista ad Alfonso Muscetti.

20 Ottobre 2020

di Arturo del Peschio

Il giorno martedì 13 ottobre alle ore 18.30 davanti la Chiesa di Santa Sofia (Benevento), sono stato attratto da uno striscione (vedi foto) che richiamava l’attenzione sulla vicenda armena che in questi giorni vive un nuovo periodo di buio. Intorno ad esso uomini e donne, in stretta osservanza delle prescrizioni anti epidemia, hanno dato vita ad una manifestazione spontanea; non vi era presenza di organizzazioni, partiti, associazioni, essa era palesemente una iniziativa di pochi, ma che ha coinvolto altre persone che hanno sentito il bisogno di condividerla. Io stesso, avendo colto questo valore di autenticità nella condivisione che ha generato, ho deciso di intervistare quello che mi è parso esserne l’animatore, affinché vi fosse una risonanza più vasta di questo silenzioso urlo di solidarietà.              

Ad Alfonso Muscetti ho rivolto le seguenti domande

Vorrei che mi dessi delle indicazioni che facciano comprendere il tuo ruolo in questa testimonianza cui hai dato vita, ma anche che facciano capire la attinenza tua con la questione armena.

“In diversi viaggi in Medio Oriente ed Asia Centrale ho cercato, e cerco tuttora, un costante dialogo interculturale, interreligioso, interconfessionale.

Solo una reciproca conoscenza, fondata sulla solidità della tradizione e dell’appartenenza, può generare fra i popoli rapporti di cordialità e fratellanza, essa, non può non trovare una sponda di solidarietà in momenti di buio e di sofferenza come questo che gli armeni stanno subendo; questo non è un giorno casuale nella scelta di testimoniare, ma è una simbolica adesione al sit-in nazionale “Per la pace, per la libertà di informazione, per i diritti del popolo armeno” svoltosi oggi presso Montecitorio”.

Poiché la “Questione armena” è da sempre stata una delle spine nel fianco della società internazionale, quale elemento della attuale crisi vi ha indotti a portare, con rinnovato slancio, l’attenzione pubblica su questo tema?

“I massacri e le deportazioni subite dal popolo armeno trovano preludio nel declino, nella fine e nel disfacimento dell’Impero Ottomano, il “malato d’Europa”.

             La soppressione armena, programmata ad hoc dal nazionalismo turco, trovò la sua massima espressione fra il 1915 e il 1916 causando 1,5 milioni di morti. Diversi sono gli elementi attuali della crisi che meritano di essere analizzati ed attenzionati:

a) L’espansionismo turco è un problema di carattere internazionale, Ankara è intenzionata a tutelare i propri interessi nell’Egeo, Mar Rosso e Mediterraneo; ha pacificato, se non momentaneamente cristallizzato, la questione libica; è pronta ad una guerra contro la Grecia; ha occupato militarmente una porzione della Siria; ha aumentato la sua influenza nei Balcani facendo leva sul sentimento religioso. Il 2020 può essere tranquillamente definito come l’anno del  “Rinascimento  ottomano”.

b) La regione caucasica è teatro di diversi attori regionali, oltre alla già citata Turchia e gli stati in guerra Azerbaigian ed Armenia, vi troviamo: Russia ed Iran. Degne di menzione in questo difficile scacchiere sono anche USA ed Israele; non è un semplice conflitto circoscritto e limitato. Questa contrapposizione mostra, ancora una volta, come l’area post-sovietica sia divenuta una fonte perenne di “armi politiche” da parte degli Stati Uniti da utilizzare in politica estera.

c) La Chiesa armena vanta un primato per quanto riguarda la sua antichità, importanza e storicità; abbiamo avuto modo di visitare i numerosi monasteri disseminati lungo il territorio armeno, fonte di un patrimonio culturale senza precedenti. La distruzione fisica e spirituale del cristianesimo armeno non può passare nell’indifferenza della società occidentale, il recente bombardamento gratuito, quanto ingiustificato, della cattedrale di Ghazanchetsots nella città di Shusha, è una ferita ancora aperta”.

Al di là dell’aspetto umanitario, vi sono altre motivazioni per cui ritenete che un italiano debba conoscere e prendere posizione sulla vicenda?

“Lo scenario geopolitico mondiale degli anni ’20 del XXI secolo è articolato, scombussolato e disagevole, il mai spento conflitto azero-armeno è un tassello fondamentale della grande matassa dei rapporti e relazioni fra gli stati; da esso potrebbero generarsi nuove sintonie e/o distonie.

            Un decennio fa, ad esempio, portavamo alla luce come la vicenda siriana, se non anestetizzata in tempo, avrebbe comportato grandi problemi per l’Italia e l’Europa, trovammo solo orecchie da mercante. Scenari e modalità differenti ci inducono ad una riflessione anche italiana su questo tema, su tutti: gli aspetti di politica energetica, del fenomeno dell’immigrazione e dell’aspetto storico-culturale e religioso.             Sinteticamente: Baku è il primo fornitore di petrolio di Roma, diverse sono le pipe line che portano petrolio in Italia passando dal mar Caspio; cosa succederebbe in caso di sconfitta armena? Come sarebbe gestito il fenomeno immigratorio generato da questo plausibile scenario? Tutto ciò potrebbe riguardare molto presto l’Italia aprendo nuove rotte, aggravando una già difficilissima situazione di politica interna.

            Ultimo ma non meno importante è l’aspetto storico-culturale e religioso fra Italia ed Armenia; la comunità armena ha antichi legami sul nostro territorio, tante città italiane hanno come loro patroni santi armeni, insomma un’amicizia lunga e duratura.  Amicizia consolidata dall’aiuto italiano in occasione del furioso terremoto che colpì l’Armenia nel 1988, dove la nostra protezione civile si distinse per umanità e professionalità.
            Riteniamo questo breve excursus bastevole purché l’italiano si interessi alla questione, approfondendo una tematica che solo la geografia fisica può far sembrare lontana”.

L’attuale politica estera dell’Italia si dimostra all’altezza dello scenario delineatosi?

“Solo una soluzione può condurre alla pace: la soluzione politica”, lo ha detto ieri, mercoledì 14 ottobre, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio durante una conferenza stampa congiunta a Mosca con l’omologo russo Sergej Lavrov. Lungi da noi esprimere un giudizio sull’operato dell’attuale titolare della Farnesina, riteniamo la politica estera italiana, da decenni, insufficiente nel tutelare l’interesse nazionale. Tornando più strettamente sul tema facciamo nostro l’appello lanciato al ministro Luigi Di Maio da parte delle organizzazioni italo-armene:

a) L’Italia sia protagonista di azioni finalizzate alla cessazione delle ostilità unendo la propria voce a quella delle organizzazioni internazionali.

b) Condanni con fermezza ogni atto di ostilità verso la popolazione civile e qualsiasi ingerenza di Paesi terzi che possa aumentare ulteriormente la tensione e minacciare la stabilità regionale.

Un giudizio, sia esso positivo o negativo, sullo scenario caucasico non può ancora venirne fuori, da una parte sono pochi gli elementi e le azioni da analizzare, dall’altra, purtroppo, le ostilità saranno difficilmente azzerate nel breve periodo.            Giustappunto ci auguriamo di vedere un’Italia protagonista, al contrario della crisi libica, con iniziative pragmatiche e dinamiche, che sappiano andare nella direzione dell’interesse nazionale, della stabilità e della pace.

Esiste una prospettiva di soluzione, se si, quali sono gli elementi di impedimento?

“Nelle condizioni attuali, con gli attori in gioco fortemente arroccati nelle loro posizioni ideologiche, non vi sono prospettive di soluzione, almeno nell’immediato. Difficilmente si giungerà ad un situazione che possa accontentare tutti, Armenia e Azerbaigian non riusciranno a trovare una via per il compromesso sul Nagorno-Karabakh. Flebili speranze per un risultato minimo, un lungo armistizio, sono da basarsi sull’operato della Federazione Russa, riuscirà Sergej Lavrov a cavare fuori il coniglio dal cilindro? Ci appelliamo a Mosca per ragioni storiche. Durante il periodo sovietico Armenia e Azerbaigian vivevano in un unico complesso statale, dove il conflitto si alimentò già nel 1988. Disordini e sparatorie portarono ad una vittoria armena nel negli anni ’90, una vittoria che non è stata mai digerita da parte azera. La Russia ha provato varie volte a riappacificare le sue due ex repubbliche dell’Unione, ma senza alcun risultato. Nondimeno la parte armena è desiderosa della pace. Dal canto suo, invece, l’Azerbaigian ha giocato di anticipo facendo riesplodere le tensioni. Per entrambi i paesi la Russia è un partner fondamentale e, allo stesso tempo, garante delle loro esistenze in quanto tali”.

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