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Conflitto Armenia e Azerbaijan, al telefono con Aldo Ferrari.

1 Ottobre 2020

Armeni e Azeri: due modi diversi di intendere il confine.

di Adolfo Durazzini

Aldo Ferrari è Professore ordinario presso l’Università di Venezia Ca’Foscari e Professore presso l’ISPI di Milano. Il Docente insegna attualmente letteratura armena e storia dell’Eurasia e del Caucaso moderni. Lo abbiamo intervistato telefonicamente, a seguito di quanto sta succedendo in quella culla di civiltà che è il Caucaso Meridionale. Inoltre, consigliamo la lettura dei suoi innumerevoli saggi a riguardo della storia dell’Armenia e del Caucaso in generale, e rammentiamo la nuova uscita di un volume edito da Il Mulino, con titolo Storia degli armeni. In qualità di redattori di una testata identitaria, fortemente improntata alla koiné eurasiatica, ci sentiamo il dovere di rammentare, attraverso le parole del Professore, l’importanza e l’amicizia di due popoli caucasici, di cui Venezia è stata indubbiamente l’utero più fecondo in Italia.

Aldo Ferrari

  1. Professore, alla luce di quanto sta succedendo in Caucaso, ci potrebbe spiegare in sintesi qual è il motivo di tale tensione?

La sintesi è necessaria, però sarebbe anche necessario dire almeno due parole per rendere comprensibile la sintesi stessa. Vale a dire, sono riesplosi degli scontri che però non sono una novità perché da ventisei anni due Paesi, due repubbliche post-sovietiche, l’Azerbaijan e l’Armenia, hanno un problema territoriale rappresentato dal Karabakh. Una regione abitata prevalentemente (per tre quarti) da armeni che però negli anni ’20 in epoca sovietica venne inserita nell’Azerbaijan e non nella vicina Armenia. Quella è stata una decisione di epoca staliniana che aveva delle sue motivazioni comprensibili ma sostanzialmente non corrette alla luce della storia e della composizione etnica del territorio, che ha creato tensioni che sono riesplose alla fine dell’URSS quando, tra il ’91 e il ’94, questo territorio, il Nagorno Karabakh, si rese indipendente combattendo contro l’Azerbaijan. Nel ’94 si è arrivati non a una pace ma a un armistizio che vige tutt’ora, ma questo armistizio è periodicamente scosso da scontri armati anche violenti. Quelli che stiamo vedendo oggi sono i più violenti da anni, dal 2016, e seguono degli scontri avvenuti quasi altrettanto gravemente due mesi fa, a luglio. Quindi sicuramente questo che era un conflitto, come si dice, “congelato” si sta riscaldando e sta diventando veramente pericoloso a livello internazionale.

Baku, capitale dell’Azerbaijan.

  • Alcune bocche cercano motivazioni di natura etnico-religiosa, alcuni suonano le campane dello scontro di civiltà. Queste asserzioni hanno quanto meno uno sfondo di verità o sono da considerarsi fraintendimenti?

Mah, diciamo che nella forma piena e pura sono dei fraintendimenti, nel senso che gli armeni sono un popolo cristiano, addirittura il primo popolo ad aver fatto del cristianesimo la sua religione di Stato nel lontano 301, e gli azeri sono musulmani. Questo è un dato di fatto, ma non per questo il conflitto ha radici religiose. Il conflitto è meramente territoriale, due popolazioni diverse, una turco-musulmana e l’altra armeno-cristiana, si contendono un territorio. Il conflitto è territoriale, la religione direttamente non c’entra assolutamente, insomma. Ricordando peraltro la differenza culturale e religiosa tra i due Paesi direi che sicuramente le radici del conflitto hanno origini più recenti, novecentesche, e base etno-territoriale ma non culturale e religiosa.

  • Questo mi rimanda alla terza domanda. Qual è l’interesse regionale dei Paesi potenti a livello geopolitico e quali sono i sentimenti di alcuni di questi a riguardo di un eventuale supporto all’Armenia piuttosto che all’Azerbaijan?

Allora, dopo il crollo dell’URSS nel ’91 le tre repubbliche del Caucaso meridionale, vale a dire Azerbaijan, Armenia e Georgia, sono diventate indipendenti, ognuna di queste tre repubbliche ha scelto una via geopolitica propria, specifica. La Georgia ha cercato di avvicinarsi il più possibile all’Europa, all’Occidente e alla NATO, non è riuscita a entrare ma la sua propensione è nettamente filo-occidentale. L’Azerbaijan si è rapidamente costituito come un Paese basato sul petrolio e sul gas, di cui è produttore ed esportatore con una sostanziale equidistanza tra Russia e Occidente. Invece l’Armenia, sin dall’inizio si è mantenuta molto vicina a Mosca, sia per i tradizionali buoni rapporti tra Russia e Armenia, sia perché l’Armenia è un Paese molto piccolo schiacciato tra due Stati turchi e musulmani, l’Azerbaijan ma soprattutto la Turchia, la grande e potentissima Turchia erede di quell’Impero Ottomano che nel 1915 ha sterminato con un genocidio tutta la popolazione armena del suo territorio, poiché all’incirca un quarto dell’attuale Turchia era storicamente armena. Quindi per gli armeni, dopo la fine dell’URSS, la Russia è divenuta l’inevitabile protettrice in primo luogo contro la Turchia, ci sono truppe russe al confine tra Armenia e Turchia e l’Armenia è entrata nell’alleanza militare russa, la CSTO, ed è da allora un fedele alleato, un alleato obbligato, di Mosca nel Caucaso meridionale. È chiaro, in questa maniera, che l’Armenia è teoricamente, ma anche giuridicamente, protetta da Mosca in caso di aggressione del suo territorio da parte di Paesi terzi. L’Azerbaijan, invece, è strettamente alleato della Turchia, che fa parte dell’Alleanza Atlantica, della NATO, quindi evidentemente il conflitto tra gli armeni e gli azerbaijani per il controllo del Nagorno Karabakh, è potenzialmente rischiosissimo. Questo conflitto, rischia di innescare una crisi politico-militare di dimensioni grandissime, potenzialmente addirittura di dimensioni mondiali, vista l’adesione delle Turchia alla NATO.

Un tipico scorcio dell’Armenia contesa.

  • Professore, una domanda banale per gente banale, che pensa alla geopolitica come ad una partita di calcio: quali sono le rispettive ragioni di Armenia e Azerbaijan?

Allora, ci sono ragioni dell’una e dell’altra parte, sia di carattere storico-culturale, che di carattere giuridico. Dal punto di vista storico-culturale, è mia personale opinione che le ragioni degli armeni siano più forti di quelle degli azeri. Il Karabakh è una regione nella quale la presenza demografica, culturale e artistica degli armeni è stata nettamente maggiore di quella degli azerbaijani, i quali però, prima ancora che assumessero questa denominazione, erano una popolazione turca, arrivata nella regione dopo gli armeni, ma che comunque ha avuto una sua importanza notevole, infatti l’attuale capitale, non capitale ma città principale del Karabakh, Shushi è stata costruita da un Khan turco, quindi azero, alla fine del ‘700. Benché nel 1923, quando il Karabakh fu inserito definitivamente nell’Azerbaijan piuttosto che nell’Armenia, gli armeni fossero il 75% della popolazione, forse anche l’80%, c’era comunque una importante componente, il 20-25%, turco-musulmana, cioè azera. Nel Karabakh sono fiorite anche scuole musicali e artistiche azere, e gli azeri sentono questa regione come propria, ma anche gli armeni, quindi c’è una duplice rivendicazione storico-culturale, ripeto, storicamente, culturalmente, demograficamente con un peso maggiore degli armeni rispetto agli azerbaijani. Tutto questo però, dal punto di vista storico-culturale, esiste anche in diritto, in particolare nel diritto internazionale che sostanzialmente vede da un lato gli armeni reclamare la loro indipendenza dall’Azerbaijan sulla base del diritto all’autodeterminazione dei popoli, che è giuridicamente sancito dal diritto internazionale, dall’altro lato, l’Azerbaijan si appoggia al principio dell’integrità territoriale degli Stati. Sono quindi due principi del diritto internazionale che confliggono tra di loro. Normalmente, lo vediamo non solo nel caso del Karabakh ma torniamo anche in quello della Catalogna, nel diritto internazionale pesa maggiormente, io credo anche giustamente, il principio dell’integrità territoriale rispetto a quello dell’autodeterminazione, perché un ricorso troppo frequente all’autodeterminazione dei popoli creerebbe il rischio di secessioni e separatismi, di conflitti interetnici e internazionali continui. Quindi, io credo che legittimamente si dia maggior peso all’integrità territoriale, premiando così in questo caso l’Azerbaijan.

Quindi ci sono ragioni degli uni e degli altri, dicendo quello che ho detto forse può avere avuto l’impressione che a mio giudizio l’Azerbaijan abbia maggiormente ragione nella questione, non è esattamente quello che volevo dire, dico soltanto che il diritto internazionale dà maggiormente ragione all’Azerbaijan rispetto agli armeni, che però, ripeto, hanno importanti ragioni storico-culturali e soprattutto c’è un altro aspetto, esiste la realtà sul campo. Gli armeni hanno combattuto tra il ’91 e il’94 una guerra, l’hanno vinta, hanno creato uno Stato de facto, non de iure, riconosciuto da nessuno, mi è molto difficile capire come si potrebbe convincere gli armeni ad accettare, dopo aver vinto la guerra, il rientro all’interno di uno Stato dal quale si sono distaccati con le armi due decenni fa. Quindi, non è che il diritto internazionale non vada preso in considerazione, però non deve neanche diventare un alibi per non sbloccare una situazione, perché è in questo modo che da ventisei anni il conflitto non viene risolto, non trova una sua soluzione condivisa e definitiva.

  • Gli assetti mediorientali sono stati rovesciati anche da forze estranee alle dinamiche regionali, come ad esempio in Siria, in Iraq, con anche alcune ingerenze magari sulle politiche iraniane. Due domande in una, professore, è giusto l’intervento eventuale a favore di uno degli schieramenti? Come verrà la transizione verso una normalizzazione in rapporto a possibili ingerenze estere e di vicini quali Iran e Israele?

Guardi, il conflitto tra gli armeni e gli azerbaijani fortunatamente finora è rimasto circoscritto, al di là dell’arrivo, penso sia trent’anni fa, di piccoli gruppi di volontari armeni della diaspora e di combattenti islamici a fianco dell’Azerbaijan di vario ordine. Sostanzialmente il conflitto è rimasto localizzato fortunatamente ad armeni e azerbaijani, che hanno appunto nella Russia e nella Turchia dei sostegni esterni che si spera però non intervengano evidentemente nel conflitto, per evitare una pericolosissima escalation. L’intervento di altri attori come Israele e Iran è sostanzialmente poco probabile. L’Iran è confinante sia con l’Armenia che con l’Azerbaijan, ha una posizione equilibrata, pur essendo musulmano ha ottimi rapporti con l’Armenia cristiana. Con l’Azerbaijan ha rapporti complessi, una cosa poco nota è che la stessa lingua azerbaijana è parlata sia nell’Azerbaijan che nel nord dell’Iran, che si chiama anch’esso Azerbaijan. Per l’Iran questo è un pericolo, c’è il rischio almeno teorico di una secessione del territorio settentrionale turcofono che potrebbe teoricamente unirsi all’Azerbaijan indipendente, quindi l’Iran avendo anche questo ulteriore problema nel conflitto mantiene una posizione equilibrata. Anche Israele è abbastanza equilibrato, non ha interesse a entrare nella zona, mantiene rapporti con entrambi i Paesi, probabilmente con una leggera preferenza per l’Azerbaijan, ma in maniera non così importante a livello strategico e a livello generale.

Storia degli armeni, edito da Il Mulino, 2020.

Grazie Professore del tempo accordatoci, e a presto su questo spazio!

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