Attualità

Il gusto del futuro

1 Luglio 2021

Facciamo nostri i dubbi e le domande sul vaccino Covid-19 del presidente dell’Ordine nazionale dei Biologi sen. Vincenzo D’Anna.

Il bombardamento mediatico è intenso e costante, così come si conviene quando prevale la necessità di convincere qualcuno. In questo caso coloro che hanno ancora perplessità a farsi iniettare le dosi di vaccino anti Covid. Ecco allora mobilitate, per l’occasione, le facce note di personaggi del mondo dello sport, dello spettacolo e delle professioni sanitarie. Le loro espressioni sono rassicuranti ed amicali, i volti sorridenti. Ne promana un invito suadente, più che un precetto da osservare. Addirittura è stato inventato finanche un gesto tipico: una “V” che richiama iconicamente la vaccinazione e la vittoria, sulla falsariga del ben più celebre segno con le dita che Winston Churchill esibì durante la seconda guerra mondiale. Sarà che poco o niente comprendo delle tecniche di comunicazione e di sollecitazione del consenso, ma sono fermamente e sommessamente convinto che una spiegazione pacata e sincera rivolta ai titubanti ed agli agnostici, avrebbe sortito effetti migliori. Così come credo di essere in buona compagnia, anche tra i professionisti sanitari, allorquando pongo domande logiche sul tema della vaccinazione, senza trovare alcuna risposta decente, una volta esorbiti i commenti e le generiche rassicurazioni degli addetti ai lavori. A ben vedere è la vecchia storia di utilizzare la comunicazione di massa come mezzo per condizionare le menti e sopire gli spiriti curiosi.

Con grande acume, i padri della scuola austriaca del pensiero liberale, avevano ben descritto i metodi di imposizione delle idee attraverso la propaganda: slogan semplici e generici, ripetuti ossessivamente, dedicati alla massa, in grado di ottenere maggiore consenso. Meno incisivo, invece, il messaggio propagandistico presso i ceti più acculturati, in grado, cioè, di formare opinioni differenti e come tali non omologabili. Esattamente quel che avviene oggi per i vaccini ove le maggiori perplessità emergono proprio presso i ceti più avveduti sul tema specifico ed in genere più acculturati. Tuttavia, al di là delle analisi sociologiche, quel che emerge tra le fila dei dissenzienti sono interrogativi semplici e legittimi, che meriterebbero risposte più che anatemi e scomuniche. Anche gli Ordini professionali delle professioni sanitarie vengono investiti della responsabilità di giudicare e sanzionare i renitenti della pratica vaccinale, in quanto a contatto con il pubblico degli utenti. Insomma un comportamento non deontologico da punire nel mare magno delle trasgressioni di massa più o meno consentite (vedi trasporto pubblico e luoghi di incontro tra giovani, supermercati e grandi magazzini). Come capita nelle società libere, anche grazie ai canali di comunicazione alternativi, ormai diffusi capillarmente, le maglie della rete conformistica e repressiva restano larghe e consentono espressioni comunque difformi. Sia pure espressioni di nicchia, esse formano un’opinione alternativa il cui unico scopo è quello di diffondere notizie e domande. Un comportamento civico e legittimo che viene artatamente calunniato e confuso con quel segmento sociale fatto di bastian contrari, idolatri del complotto ed adoratori delle storie esoteriche. Per quanto grande sia il pregiudizio e la cortina fumogena sparsa dagli ambienti conformati alla ortodossia governativa verso questi ambiti di cittadini dissenzienti, i termini della questione restano chiari. Maledettamente chiari: la pratica vaccinale è sicura anche nel medio o lungo termine? Immunizza, e per quanto tempo, le persone da tutti i contagi derivati dalle varianti del virus? La strategia finora adottata che punta sulle vaccinazioni e la chiusura delle attività umane è l’unica praticabile ed efficace? I governi riusciranno a dimostrare l’artificialità del virus pandemico e punire i responsabili? I vari finanziamenti pubblici perché non si orientano anche verso altre forme di intervento profilattico e terapeutico?

Insomma, un lunga sfilza di domande sensate oltre che scientificamente ortodosse. Chiunque si azzardi a farle viene catalogato come un detrattore dei vaccini e non come un legittimo portatore di tutele e diritti costituzionali che, in nome della pandemia, vengono sviliti e disattesi.

E’ legittimo, inoltre, chiedere se il test PCR molecolare, sulla base del quale si calcola la positività al Covid, sia adeguato allo scopo diagnostico? Si può chiedere che fine abbia fatto il vaccino italiano a base di DNA non virale e come tale meno allergenico e non interferente geneticamente nei soggetti vaccinati? Invece che dare risposte, anche problematiche e non esaurienti, ci viene propinata la propaganda del “così fan tutti”. Insomma attenderemo l’ennesimo dietrofront sulle verità rivelate in questi mesi dagli scienziati telegenici e dai giornalisti inginocchiati che li intervistano. Una minestra indigesta che pare abbia il gusto del futuro.

dal sito www.vincenzodanna.it

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