Cultura

La cultura classica è la nostra civiltà.

28 Novembre 2021

di Marina Simeone

A che cosa serve la cultura classica? Nel terzo millennio essa sembra superata, inutile, persino dannosa e deviante o emarginante nel processo di assimilazione mentale della modernità. I miti, la lingua latina, il greco, la domanda critica del logos da cui è nata la filosofia occidentale, e poi la bellezza, la sua contemplazione e la sua emulazione con cui la geografia del Mediterraneo è stata disegnata e pensata. Ma c’è un altro elemento che nel tempo ha turbato il sonno di politici in preda al delirio materialista ed è la presenza del sacro. La cultura classica ha sentito e rispettato il sacro, incarnato nelle linee della natura o nel sembiante di una scultura, nel vissuto dell’azione, nel modo di essere e di conformarsi ad un modello alto, che persino un epicureo non metteva in discussione. Nel 2021 il Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, un po’ superficialmente e molto pretestuosamente ha ribadito durante una trasmissione come il TG2 Post, visibile da un pubblico adulto e non solo, che: “non serve studiare quattro volte le guerre puniche,” occorre cultura tecnica. “Serve formare i giovani per le professioni del futuro, quelle di digital manager per esempio”. Non è solo Cingolani in questa Crociata, nel 2021 docenti della Università californiana di Stantford hanno fatto partire il 23 marzo circa un appello accolto da altre Università americane, che metteva in discussione il ruolo della classicità nella preparazione culturale di un giovane, mancando di attualità e praticità, ma soprattutto razzista nei riguardi di un presunto “suprematismo bianco”. Nello stesso anno Howards ha chiuso il dipartimento di Classics mentre Princeton ha eliminato la conoscenza della lingua greca e latina dai prerequisiti di iscrizione alle lauree di letteratura antica. Il dibattito che ha indotto determinate scelte è talmente semplicistico che evito di riportarlo, ma denota esso stesso un’assenza di comprensione del valore e del senso dello studio ed introiettamento della classicità. Al di là del singolo esempio volevo dimostrare che Cingolani non è nato oggi con il suo modo assurdo di pensare, ma che l’attacco alla cultura classica è continuo ed ininterrotto in Occidente dagli anni cinquanta in poi, causando un dibattito politico e pubblico da cui sono derivate riforme scolastiche monche e gravide di carenze nella proposta e apprendimento delle materie coinvolte. Questa scuola è divenuta un “passaggio obbligato” in cui ci si riempie di vacuo nozionismo e il “nuovo” profilo del docente è quello di un tramite tra la famiglia e lo studente, un po’ burocrate e un po’ professionista della materia. Il bisogno stesso di implementare con progetti così chiassosi i “Corretti stili di vita” e la “Educazione civica” non sono altro che l’ammissione della sconfitta del programma di studi, inesistente nell’autonomia della programmazione scolastica. La lettura dell’epitaffio pericleo, lo studio della nascita della polis, del cursus honorum di un cittadino, della etimologia stessa di aretè e vir non meno della piacevole lettura della Politéia di Platone e del De re publica di Cicerone avrebbero esaurito la necessità di intervenire sulla educazione civica dei cittadini, perché sono capaci di ispirare l’azione del singolo e di ricordare l’importanza del riconoscimento pubblico. E invece Il mancato intendimento di questo principio ha permesso alla comune di Parigi nel 1871 di incendiare la propria storia in nome della “libertà individuale e della coscienza del lavoro”, e in altro luogo ad un fanatismo mai anacronistico di colpire irrimediabilmente la bellezza intramontabile di una città storica come Palmira.

La classicità non è antiquata e non può essere superata, essa è necessaria, perché custodisce gelosamente le radici della nostra civiltà, ricordandoci chi dovremmo essere con l’esempio del chi siamo stati, liberandoci dalla paura dell’altro e differente grazie alla padronanza linguistica e argomentativa della dialettica. La cultura classica ci ha abituati e ci abitua al bello e al bene perché nessuno tra Tersite e Odisseo sceglierà mai il primo e invece sceglierà il coraggio di Ettore e l’ardimento semidivino di Cesare. Se pure l’umanità si sta dirigendo verso la sua forma trans o meta attraverso l’implementazione tecnologica essa rimarrà l’ancora di chi preferisce ciò che è reale a ciò che è virtuale e attenderà silenziosa, depositata nelle pietre del Palatino e di un’acropoli, di un testo e di una epigrafe, chi sappia apprezzarla e chi voglia ancora meravigliarsi.

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  1. La cultura classica non tramonterà mai : è la culla della nostra civiltà.
    Tutt’al più eviterei lo studio troppo approfondito delle lingue latina e greca , riservandolo agli studenti che scelgono un piano di studi per sbocchi universitari di insegnanento delle letterature classiche, filologia e archeologia.
    Ma una base di conoscenza comune di storia antica, di letteratura di arte e ‘ fondamentale anche per gli americani per non essere risucchiati dal puro tecnicismo senza manco sapere il significato di Tecne’.
    Cingolani ? Un burocrate della deriva oligarchica draghiana

  2. D’accordo. Ma sarà ancora una posizione perdente la difesa del nostro dna culturale in assenza di una lotta senza quartiere (e senza prigionieri) ai suoi sovvertitori, in primis i chierici modernisti.

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