Attualità

Emergenza sanitaria: un’Italia affacciata al balcone si riscopre Patria.

24 Marzo 2020

di Jonathan Checola

In questo momento, la paura incontrollabile per una guerra contro un nemico invisibile ha fatto emergere che le divisioni tra Nord e Sud, Stato e Regioni, destra e sinistra, in vero contano poco. Se non ci si salva insieme il danno sarà pesantissimo per tutti – questo è il monito più comunemente udito nelle ultime settimane.

Allora è così che, in maniera piuttosto prepotente, torna ad essere di moda un certo sentimento patriottico, un momentaneo metter da parte l’individualismo per cercare un noi che ci protegga e rassicuri.

Tale patriottismo sorge dall’angoscia e dal desiderio di non sentirsi soli. Un patriottismo commuovente. Un patriottismo che porta anche i più scettici ad esporre il tricolore fuori dal balcone e cantare l’inno nazionale affacciati alle finestre. Tutto sembra come se fossimo tornati indietro di quattordici anni, alla finale del mondiale di calcio del 2006, con la differenza che questa volta ci troviamo tutti composti nelle nostre abitazioni.

Tuttavia, oggi, non c’è proprio un bel niente da festeggiare. Come accade sempre nei momenti più bui, riaffiora dentro ognuno di noi quel sentimento italico talvolta offuscato dal “tifo” per il più twittato politico di turno. Un sentimento limpido, vero, incondizionato, che mette a nudo anche la politica italiana, facendo emergere chi veramente risulta capace di essere ed agire, e chi invece ha semplicemente voluto apparire.

All’indomani di questa emergenza, torneranno giorni normali, ordinari e felici, ma non tornerà ad essere tutto come prima. Ci ritroveremo tutti in un sentimento di rinnovata unità italica, meno intermittente e meno legata alle vittorie sportive o a momenti di sciagura. Un ritrovato “senso del noi” continuo e permanente, non solo un silenzioso sentimento da esibire alla bisogna per purificare la propria coscienza. 

L’orgoglio nazionale piomberà in cima alle tendenze e non potrà certo essere ridotto alla conta dei migranti che sbarcano Lampedusa. “Prima l’Italia” potrebbe diventare un vero e proprio grido di battaglia, verso un’Europa, oramai assente e per la quale la speculazione finanziaria viene prima della salute dei cittadini. L’UE non è l’Europa dei popoli, della solidarietà, delle Nazioni libere.

L’Italia che uscirà da questa emergenza, sarà l’Italia della Riscoperta, non quella della Resistenza. Sarà l’Italia del tricolore fiero che vince sull’arcobaleno della speranza, l’Italia unita che marcerà per non marcire. In effetti,  se oggi siamo a questo punto è anche un po’ colpa di chi il 27 febbraio gridava “riaprire tutto”, nel segno del perverso accanimento economico-finanziario, perché il Nord non avrebbe mai dovuto fermarsi.

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