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La strage di Beirut una strage annunciata da alcuni mesi dagli intrecci internazionali

6 Agosto 2020

La nostra inviata si interroga sulle cause della strage di Beirut e ci fornisce foto inedite e crude di quel momento.

di Stefania Grella

4 agosto 2020 un’enorme esplosione ha coinvolto la zona del porto di Beirut devastandolo. Secondo il ministro della Salute Hamad Hassan i morti in un bilancio provvisorio risultano 73 mentre i feriti nelle ultime ore salgono 4000, ma il numero è probabilmente destinato a salire. La Croce rossa Libanese ha riferito che un numero imprecisato di persone è ancora sepolto sotto le macerie.

Nelle immagini diffuse sulle tv locali e sui social si vede prima una densa colonna di fumo bianca  il risultato di un primo scoppio, pochi istanti dopo, si vede una gigantesca onda d’urto, a forma di fungo, che colpisce via via diversi edifici, facendoli collassare. Svanito il vapore del fungo, resta una altissima colonna di denso fumo rosso-arancione.

Alcuni testimoni raccontano che prima dell’esplosione la terra abbia tremato come se fosse stato un terremoto e poi le esplosioni.

Vaste zone del porto sono state rase al suolo, colpendo diversi quartieri di Beirut danneggiando centinaia di edifici, tra i quali anche il Palazzo Baabda, residenza del presidente. Il fragore dell’esplosione, è stato sentito anche a Cipro, quasi 200 chilometri a nord-ovest della capitale libanese.

In un’intervista a Fanpage.it, il Generale (in quiescenza) Luigi Chiapperini commenta l’inferno di Beirut : “Gli attori in gioco nel Paese dei Cedri sono molteplici con intrecci molto complessi. Le ipotesi possono essere tante. Dal semplice incidente a contrasti interni tra le varie ‘anime’ libanesi. Non è da escludere un intervento esterno nella considerazione che Hezbollah sta operando su vari fronti anche al di fuori dei confini”.

Sulle cause delle potenti esplosioni che hanno messo in ginocchio la capitale libanese si sta ancora indagando. Si stanno vagliando diverse ipotesi: una di queste è quella che le deflagrazioni siano partite da un deposito di sostanze chimiche altamente infiammabili, che erano stipate in un magazzino del porto. Non sarebbe però del tutto esclusa la pista terroristica, la tragedia è paragonabile a quella di Hiroshima e Nagasaki. Gli attori in gioco nel Paese dei Cedri sono molteplici con intrecci molto complessi.

In un’altra intervista a Fanpage.it  Danilo Coppe uno dei più importanti esperti di esplosivo in Italia commenta la terribile esplosione di Beirut : “Per me quello era un deposito di armamenti, non c’entra il nitrato di ammonio. Tra l’altro il nitrato di ammonio fa del fumo giallo e li si vede arancione e rosso in primis. Secondo non erano 2.700 tonnellate perché voleva dire più di 100 container di nitrato di ammonio che non esplodevano in simultanea anche perché il nitrato di ammonio da solo se ne sta bravo . Per me era un deposito di armamenti quello con circa dieci tonnellate di armamenti.  E poi uno fa un deposito di esplosivo di fianco a una fabbrica di fuoco di artificio? 

Quindi non si tratta di nitrato di ammonio come stanno scrivendo tutti?

Secondo il mio modesto parere no. Il nitrato di ammonio è un fertilizzante da solo non esplode  bisogna additivare con altre cose per fare degli esplosivi e quindi metto in dubito che lo  avessero miscelato per farci un mega esplosivo in mezzo al porto . E’ una situazione inverosimile tanto più   che tra un ‘esplosione e l’altra ci sono quelle micro esplosioni a raffica e quelli non erano fuochi di artificio.

Allora l’ipotesi secondo la quale si trattasse di un deposito di armi di Hezbollah? È plausibile?

Il Generale Chiapperini a Fanpage:” Inizialmente non ho scartato l’ipotesi di un’azione israeliana proprio per l’attivismo di Hezbollah su vari fronti. Peraltro non credo che Israele abbia voluto colpire così tanti civili. Le sue azioni, generalmente volte a rispondere ad analoghi attacchi portati alla sua sicurezza, non comprendono effetti collaterali, ed in questo caso invece ci sono state parecchie vittime.”

Alcuni testimoni raccontano di aver udito degli aeri militari sorvolare a bassa quota il Libano e  Beirut prima delle esplosioni.

A volta si cerca di dimenticare ma gli avvenimenti tragici che hanno colpito e continuano a colpire il Libano sono innumerevoli come le stragi perpetuate negli anni. Ricordiamoci della strage avvenuta tra il 16 e il 18 settembre 1982, nel quartiere di Sabra e nel campo profughi di Shatila, alla periferia ovest di Beirut, tra i 1.500 e i 3.000 palestinesi furono uccisi dalle falangi cristiano maronite e dall’esercito del Libano del Sud, con la complicità di Israele, che aveva lanciato la sua operazione “Pace in Galilea”, invadendo il paese per la seconda volta. Il primo a raccontare la mattanza è lo storico giornalista del Times e poi dell’Independent Robert Fisk, giunto sul campo (il testo si trova nel suo libro “Il martirio di una nazione. Il Libano in guerra”)

L’allora ministro della Difesa israeliano Ariel Sharon fu successivamente accusato di essere a conoscenza dei fatti. L’Assemblea generale dell’Onu definì l’operazione un genocidio con una risoluzione approvata il 16 dicembre dello stesso anno.

Ritorniamo ai giorni nostri a  fine luglio sono avvenuti alcuni scontri tra isrealiani e Hebollah, Matteo Bressan, docente di Relazioni internazionali e studi strategici alla Lumsa e analista Nato Foundation ci spiega che :- Gli scontri  sono avvenuti   a seguito di un bombardamento israliano in Siria con la morte di  Ali Kamel Mohsen Jawad . Una morte che le stesse forze di difesa israeliana hanno però dichiarato essere accidentale. In generale c’è da pensare che il Libano, alle prese con una crisi economica senza precedenti, non sia ancora l’epicentro della crisi o della prossima guerra tra Israele e gli Hezbollah – aggiunge Bressan – ma naturalmente non valutare o peggio ancora sottostimare questi scontri a fuoco sarebbe un pericoloso errore e ci riporterebbe alle errate percezioni di quanto avvenne nell’estate del 2006 con la guerra dei 34 giorni”. Scontro che tecnicamente è ancora aperto tra i miliziani libanesi e Israele.

Come è possibile inquadrare quello che sta succedendo sul contesto regionale?

 “Credo che Israele tema che da qui alle elezioni americane del 3 novembre l’Iran si rinforzi”, spiega il docente italiano che da anni segue il contesto libanese: “Il recente accordo di cooperazione tra Iran e Cina inoltre sembra, come evidenziato anche da New York Times, mettere in dubbio la politica dell’amministrazione Trump di isolare Teheran. La Cina non solo ha dimostrato di poter sostenere l’urto delle sanzioni statunitensi, ma si potrebbe avviare, attraverso questo accordo, a fornire assistenza e addestramento militare all’Iran”. Con conseguenze anche sugli equilibri della regione dunque.

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  1. Dal Manuale del Piccolo Chimico leggo che “uno dei problemi del nitrato di ammonio è che contiene l’ossigeno necessario per la decomposizione e, quindi, può esplodere anche in luoghi chiusi.” Il chimico Dario Bressanini sostiene che “probabilmente, dato che il composto è stabile, ci sono stati materiali combustibili che hanno generato l’incendio attorno al deposito. Il nitrato di ammonio, quindi, può fondere e percolare in ambienti meno aperti all’aria: qui il protossido di azoto generato dalla decomposizione sopperisce alla mancanza di ossigeno, continuando ad alimentare la combustione anche nei luoghi chiusi, fino a quando i gas liberati, che non hanno una valvola di sfogo, generano lo scoppio.”
    Per cui, lo zampino di qualcuno ci deve essere stato per forza…

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